PORNO AMATORIALI ITALIANI:I SOLI AL MONDO IN CUI LE DONNE SI MASCHERANO PER NON FARSI RICONOSCERE

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Ad un esibizionista piace mostrarsi, fin qui non ci piove.

Anche un esibizionista però è sensibile alla cultura dominante del proprio paese.

Andate sui video di Google e cercate "amateur porn", associando di volta in volta: "german", "spanish", "french", "russian", "japanese", "chinese" e, alla fine, "italian". Nei video porno italiani la mascherina è così diffusa che sembra incredibile che in nessun altro paese al mondo la si usi. E invece è così. Ironia della sorte, per trovare qualcosa di simile bisogna andare a cercare materiale proveniente dai paesi arabi: in alcuni porno infatti, ma non in tutti (anzi, nella minor parte), le donne arabe hanno il volto coperto dal tradizionale velo. Sono nude, ma col velo.

I video porno amatoriali sono un termometro eccellente per misurare lo stato di salute dei costumi sessuali (e non solo) di una nazione. Perché? Perché sono quasi sempre realizzati senza scopo di lucro e messi in rete dagli utenti stessi, coppie che trovano soddisfazione nell'esibire il proprio corpo sotto gli occhi di migliaia di persone. Cosa c'è di più sano, sincero e liberatorio?

Negli Stati Uniti, come in Germania, in Francia, in Giappone, in Spagna, in Russia e in molti altri paesi, da qualche anno circolano video che potremmo definire semi-amatoriali: hanno scopo di lucro, ma sono pervasi da un'estetica fortemente amatoriale. Il copione è sempre lo stesso: un uomo e una donna si presentano e dopo brevi preamboli si spogliano e fanno sesso. Perché questo tipo di prodotto funziona? Perché i protagonisti del video non danno l'impressione di essere professionisti del settore, ma persone comuni. E molto spesso probabilmente lo sono.

Bene, tutto ciò in Italia non esiste e non è mai esistito.

Perché? Perché in Italia non è possibile trovare donne che per pochi soldi si improvvisino pornostar. O si è attrici hard di professione, oppure la donna italiana ritiene che, per mille, duemila o tremila euro "una tantum" e "senza maschera", non valga la pena rischiare di essere riconosciuta da amici e parenti che navigano su internet.  

Lascia un po' perplessi che di fronte all'evidenza di un'anomalia del genere l'opinione pubblica ravvisi, in questi ultimi tempi, un'emergenza di tipo opposto. Mignottocrazia? Macché, il problema è il contrario. E cioè: le donne italiane si vendono troppo poco, tanto poco quasi quanto solo nelle società fortemente patriarcali accade. Basta accedere ad un sito di escort per capirlo. Non solo le escort italiane sono pochissime, ma quelle poche sono tutte ultraquarantenni, mentre una escort italiana dai 20 ai 30 anni è praticamente impossibile da trovare: provate a cercare in via dell'Olgettina e non la troverete.

Nel frattempo il mondo civile va in tutt'altra direzione.
Le ventenni olandesi entrano nei quartieri a luci rosse e si vendono a 150 euro a botta, si pagano gli studi ed entrano in parlamento (e nei consigli d'amministrazione) in misura non inferiore agli uomini. E senza quote rosa.

Così quella che da più parti viene proposta, in questo paese, come tutela del corpo femminile, appare invece chiaramente come la salvaguardia del privilegio maschile. Poiché in un mondo sempre più attento all'estetica una donna che non può competere usando (anche) il corpo, almeno quanto gli uomini, è una donna che è destinata ad avere un ruolo subalterno, quale (in questo paese) ha sempre avuto.

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"Giù la maschera, Ugo" diceva un sempre abbronzato Abatantuono ad un sempre abbronzato Ugo Conti, nella pubblicità del Caciucco Buitoni.

Vorrei che ci fosse una nuova manifestazione delle donne, un "Se non ora quando 2", contro Berlusconi e il suo modo di scegliere le esponenti del suo governo, ma vorrei che il tema di questa nuova edizione fosse proprio "Giù la Maschera!"

Un "Giù la maschera!" dedicato a tutte le donne italiane.

Dedicato a Pina da Napoli, che succhia il cazzo a Sergio, ma purtroppo nel video non riusciamo a vedere né lei (mascherata) né lui (non inquadrato).

Dedicato a Roberta da Torino, di cui purtroppo possiamo vedere solo il culo, mentre urla perché Giorgio glielo sta sfondando.

Dedicato a Francesca, Luigi, Marina, Pietro, Marta e Flavia: avete piazzato la telecamera sul cavalletto in fondo alla stanza, poi siete saliti sul letto, ma in campo lungo non si capisce niente, a stento si distinguono gli uomini dalle donne.

Dedicato a Luisa da Palermo, che ci fa vedere alla perfezione il fantastico cruscotto della sua auto, ma di lei poco e niente.

Dedicato a tutte le donne (e gli uomini) che il 13 febbraio erano in piazza a manifestare.

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